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A Ravello la musica segna il passaggio dalla notte al giorno. Il rito del Concerto all’Alba

Al Ravello Festival, come da tradizione, ritorna la musica all’alba, accompagnando il passaggio dalla notte al giorno in un appuntamento che offre un’emozione unica: il lento apparire della luce e poi del sole che fa capolino dai monti che incorniciano il golfo. Un rito che, anno dopo anno, aumenta i suoi estimatori che arrivano a Ravello da ogni parte del mondo.

Un appuntamento imitato a tutte le latitudini con concerti in orari insoliti ed in location che tentano di riprodurre, invano, la straordinaria atmosfera del Belvedere di Villa Rufolo.

Non a caso, infatti, i biglietti per assistere al concerto di domenica 11 agosto (ore 5) sono andati sold out nelle prime 24 ore di apertura delle vendite.

Per il quarto anno consecutivo, a salire sul palco per l’evento cult dell’estate ravellese, l’Orchestra Filarmonica Salernitana che dal 1997 ha affiancato le produzioni operistiche al Teatro Municipale Verdi di Salerno.

Quest’anno, a dirigere l’orchestra sarà il giovane direttore morbegnese Lorenzo Passerini, che si sta facendo spazio rapidamente tra le giovani bacchette europee.

Nel programma, confezionato per l’occasione, viene scelto un altro passaggio dalla notte all’alba, quello dell’introduzione che Giacomo Puccini scrisse per l’ultimo atto di Tosca nel quale sono descritti i rintocchi magici delle campane che svegliano la Città Eterna, prima che avvenga il tragico epilogo dell’opera con la fucilazione del protagonista Mario Cavaradossi sullo spalto di Castel Sant’Angelo.

Il secondo brano è invece di Igor Stravinskij. Il compositore affascinato dal Belpaese, accettò l’idea dell’impresario Djagilev di ricavare un balletto su uno scenario della Commedia dell’Arte (Picasso dipinse scene e costumi), impiegando preesistenti musiche di Pergolesi. La rielaborazione del materiale antico in Pulcinella divenne la quintessenza del “neoclassicismo” del compositore russo.

A salutare il sorgere del sole, la quinta di Beethoven, quella che fra le nove partiture riassume e semplifica meglio i tratti della personalità dell’autore. Un Beethoven titanico, sublime e grandioso con un’idea di base: la progressiva transizione da una situazione di conflitto a un’affermazione conclusiva, in cui le tensioni vengono trionfalmente superate. Dopo ogni notte c’è sempre l’alba.

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