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A nove anni dal suo omicidio, la morte del sindaco eroe Vassallo è ancora senza risposte

Ancora una volta “Le Iene” hanno provato a fare chiarezza sulla morte di Angelo Vassallo, il sindaco ‘eroe’ di Pollica assassinato il 5 settembre 2010 con nove colpi di pistola mentre tornava in auto a casa. Dopo anni di indagini ancora non è stato scoperto chi sia stato a uccidere Vassallo che, per tutti ormai non era solo un semplice sindaco, ma era visto come il simbolo di legalità in un territorio martoriato dalla criminalità organizzata. A nove anni dal suo omicidio, non c’è ancora nessuna verità sulla sua morte. L’unico indagato è un carabiniere, Lazzaro Cioffi, in carcere perché accusato di essere connivente con il clan Fucito di Napoli. Nel servizio andato in onda ieri, la ricostruzione inizia dalla notte in cui Angelo è stato ammazzato: mentre tornava a casa in auto, qualcuno lo avvicina e lo uccide con nove colpi di pistola. Vassallo è stato colpito in una stradina di campagna che di notte è buia e isolata. La macchina era ferma a bordo della strada e dalla dinamica sembra che il sindaco si fosse fermato volontariamente, come se conoscesse il suo assassino. Intervistati dall’inviato Giulio Golia, emergono nuovi dettagli nel racconto di chi Angelo Vassallo lo conosceva perfettamente come la vedova del ‘sindaco pescatore’: “Lui sarà rimasto sorpreso: non se l’aspettava una cosa del genere”. “Hanno sparato allo Stato”, aggiunge l’ex segretario comunale. Non si è mai arrivati alla verità su quanto accaduto, forse anche perché la scena del delitto sarebbe stata compromessa: “C’era un solo carabiniere e tanti curiosi che stavano a guardare”, racconta il figlio di Angelo. “C’era un via vai di gente che andava e tornava mentre il corpo era ancora in macchina”, dicono gli abitanti di Pollica. I misteri si infittiscono, ma ad ogni modo, si sa per certo che Angelo Vassallo si era creato molti nemici con la sua azione da sindaco. Nonostante ciò Vassallo non si è mai fermato davanti a nessuno e come ha dichiarato l’attuale sindaco di Pollica, Stefano Pisani: “È probabile che avesse conosciuto dei fatti non comodi, che hanno scatenato una reazione. Ma cosa aveva scoperto? Chi riguardava quella scoperta?” Nessuno lo sa per certo. Tutte le piste possibili vengono esplorate: presto le indagini si indirizzano sulla strada della droga, perché la movida della frazione di Acciaroli sembra ne avesse portata molta nel comune di Pollica. E Angelo Vassallo aveva cercato di contrastare in tutti i modi gli spacciatori. “Aveva chiesto il supporto dei carabinieri, ma se ne sono fottuti” dicono gli abitanti di Pollica a Giulio Golia. Il sindaco sarebbe arrivato quasi allo scontro con la stazione, chiedendo perfino l’intervento del comando generale. E qui entrano in scena uno spacciatore di origini brasiliane, arrivato da poco tempo a Pollica all’epoca dell’omicidio e con cui Vassallo aveva avuto uno scontro verbale e Fabio Cagnazzo, colonnello dei carabinieri all’epoca comandante della stazione di Castello di Cisterna vicino a Napoli. Nel curriculum del colonello c’è una lunga storia di lotta alla camorra: conosceva Acciaroli anche perché d’inverno era una delle località protette dove venivano inviati i pentiti di cui si occupava. E questo via vai di camorristi, sebbene pentiti, complica ancora di più il quadro della situazione. Quell’estate Cagnazzo finì nella bufera mediatica per le accuse di un pentito, secondo cui il colonnello era stato corrotto: le accuse, però, si rivelarono infondate. Nei giorni dell’omicidio di Vassallo, Cagnazzo si trovava ad Acciaroli. “Dopo l’omicidio cercava di capire, raccolse anche alcune deposizioni”, racconta il figlio del sindaco, ma sembra che il colonnello non avesse ricevuto alcun mandato dalla magistratura. Cagnazzo, di sua iniziativa, avrebbe acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza di un negozio che davano sull’esterno, che hanno ripreso le ultime immagini del sindaco in paese. “Le immagini le porta a Castello di Cisterna per analizzarle”, sostiene il fratello di Vassallo. “Le dà alla magistratura dopo qualche giorno. È venuto fuori che sempre in quella caserma di Castello di Cisterna c’era Lazzaro Cioffi, arrestato perché era un confidente del clan Fucito”. A oggi, non si sa su quali basi, è l’unico indagato riguardo all’omicidio di Angelo Vassallo. A distanza di nove anni, le indagini continuano tra mille dubbi e poche settimane fa i carabinieri sono tornati a Pollica a chiedere nuovamente le immagini delle telecamere di quella sera. “Angelo non può essere un mistero italiano, altrimenti consegniamo al Paese un elemento molto grave: le persone normali possono essere dimenticate. E lui ha invece dimostrato che le persone normali possono cambiare il mondo”, ha chiosato Stefano Pisani.
Omar Domingo Manganelli

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