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23 Aprile – Giornata mondiale del libro. Cultura e sviluppo di Massimo Calise

L’UNESCO, dal 1996, ha proclamato il 23 aprile di ogni anno “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore”. La ricorrenza è utile per fare il punto sulla lettura in Italia e per valutare il nesso fra lettura, e più in generale la cultura, e lo sviluppo economico.
Credo che solo una pattuglia di nostalgici dell’ignoranza possa affermare: “Con la cultura non si mangia”. Tuttavia, aldilà di rituali affermazione e delle rituali passerelle, constato che sono pochi coloro che, nel territorio, si pongono il problema di una crescita culturale diffusa che passa necessariamente, anche, per un recupero della capacità di stare insieme, di discutere pubblicamente. Inoltre sembra non esservi una sufficiente consapevolezza del nesso cultura – sviluppo economico. Non è una novità che gli italiani abbiano poca dimestichezza con la lettura.
Il rapporto ISTAT “Produzione e lettura di libri in Italia” segnala un calo dei lettori scesi dal 42,0% della popolazione nel 2015 al 40,5% nel 2016; sono circa 23 milioni di persone, di 6 anni e più, che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali.
La bassa percentuale (40,5%) è da confrontare, secondo il rapporto AIE (Associazione italiana editori), con il 84% dei francesi, il 68,7% dei tedeschi; per citare solo due dei paesi che sono posizionati meglio di noi nella classifica dei lettori. Sia la Francia che la Germania registrano un Pil pro capite maggiore dell’Italia. Più è alta la percentuale di lettori maggiore è il Pil pro capite; come è anche confermato dal raffronto fra le regioni italiane (dati ISTAT 2016).
La regione italiana con il Pil pro capite più alto (38.700 euro) è il Trentino Alto Adige dove il 53,4% degli abitanti legge almeno un libro all’anno. La Calabria, ultima nella classifica del Pil (16.600 euro), ha una percentuale di lettori del 25,1%. La Campania si posiziona al terzultimo posto sia per il Pil (18.200 euro) sia per la percentuale di lettori 26,3%.
La tabella seguente, elaborata su dati Istat, riassume la situazione (persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro per motivi non strettamente scolastici o professionali nei 12 mesi precedenti l’intervista).


Come si può notare quando diminuisce la percentuale dei lettori (dato negativo vista, anche, la soglia molto bassa di un solo libro all’anno) diminuisce anche il Pil pro capite.
Quanto esposto dovrebbe dimostrare che la crescita culturale, lettura compresa, dovrebbe essere un obiettivo di tutti: educatori, politici, studenti, imprenditori, professionisti, … . Anche da essa dipende la riduzione del divario crescente fra Nord e Sud. È un altro aspetto dell’irrisolta questione meridionale; infatti la carenza lamentata accomuna tutte le regioni del mezzogiorno.
Una politica che guarda al futuro non dovrebbe assolutamente trascurare il problema; ma ci sono politici e amministratori che lo hanno fra le priorità della loro agenda? Occorre uno sguardo “lungo” che, purtroppo, sembra manchi.

su Redazione Opera News

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