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La Corte di appello ha confermato la compatibilità tra cariche di consigliere regionale e sindaco ricoperte da Maria Ricchiuti

Gli avvocati Antonio Brancaccio, Pasquale D’Angiolillo e Antonio Verde, difensori dell’avv. Maria Ricchiuti, esprimono il loro vivo compiacimento per la sentenza n. 96/2017, pubblicata stamane, con la quale la Corte di Appello di Salerno, Sezione Civile, ha respinto l’appello proposto dai Sigg. Adriano De Vita, Angelo Raffaele Giuliano, Michele Guida, Ugo Romaniello e Giuseppina Speranza, nella qualità di cittadini elettori del Comune di Novi Velia, per l’annullamento dell’ordinanza emessa il 24 febbraio 2016, dal Tribunale di Vallo della Lucania, nel procedimento elettorale iscritto al n. 1485/2015 R.G., di accertamento e declaratoria della compatibilità tra le cariche di Consigliere Regionale della Campania e di Sindaco del Comune di Novi Velia ricoperte dalla loro assistita.

Con la decisione assunta, il Giudice di secondo grado ha, dunque, confermato la statuizione di prime cure, ribadendo l’insussistenza di alcuna causa di incompatibilità nel contemporaneo esercizio delle anzidette cariche pubbliche.

In assoluto, è la prima pronuncia di appello che si appunta sull’applicazione della L.R. n. 16/2014 (art. 1, commi 212 e 217), con la quale la Regione Campania ha disciplinato, tra l’altro, la materia dell’incompatibilità tra le cariche di Consigliere Regionale e di Sindaco di Comune con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti.

Peraltro, si tratta della prima sentenza, nel panorama nazionale, che afferma la piena legittimità di una disciplina regionale vertente sulle cause di incompatibilità tra cariche regionali e locali, in coerenza con i canoni costituzionali recepiti dal legislatore nazionale all’art. 3 L. 165/2004, a fronte di precedenti statuizioni della Consulta che avevano “bocciato” disposizioni contenute in Leggi Regionali per il contrasto con i principi dell’ordinamento applicabili alla materia.

Il Giudice di appello ha evidenziato, con pregnante motivazione, che il Tribunale vallese aveva correttamente individuato la disciplina applicabile al caso di specie, ricavandola da una interpretazione complessiva e sistematica della normativa di settore, ritenendo, nella specie, che la questione della incompatibilità del Sindaco di un Comune con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, che ha successivamente assunto anche la carica di Consigliere della Regione Campania, debba essere necessariamente regolata secondo quanto stabilito dalla L.R. Campania n. 16/2014, non dovendosi considerare unilateralmente il principio contenuto nell’art. 65 D.Lgs. n. 267/2000 quale divieto radicale e assoluto.

Nello specifico, la sentenza ha posto in rilievo come tali norme, diversamente da quanto sostenuto dagli appellanti, non operano su piani autonomi e distinti, ma vanno interpretate e applicate in una visione unitaria, in armonia con i principi costituzionali, afferendo, sia la legge statale che quella regionale, alla ipotesi, perfettamente speculare, del cumulo di una carica pubblica con altra preesistente carica elettorale.

La pronuncia ha, quindi, posto l’accento sul principio della corrispondenza biunivoca che caratterizza le cause di incompatibilità, evidenziando come una identica situazione di fatto non può comportare un diverso trattamento, in base alla diversa disciplina, statale e regionale, che regola l’una e l’altra carica, con conseguente ingiustificabile violazione del principio di uguaglianza.

Secondo la Corte è evidente che la Regione Campania, nel contenere le ipotesi di ineleggibilità e incompatibilità alla carica di Consigliere Regionale ai limitati casi di Sindaci di Comuni ubicati nella Regione, con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, abbia correttamente applicato la disposizione di principio di cui all’art. 3, comma 1, lett. a) L. 165/2004, precisando che “il limitato impegno richiesto al primo cittadino di siffatti contesti ambientali non è idoneo a compromettere il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione, con riferimento all’espletamento di entrambe le cariche elettive in questione. Inoltre, neppure può ritenersi in alcun modo compromesso il libero espletamento dell’incarico, sempre in una visione biunivoca della causa di incompatibilità, in ragione dell’irrilevante apporto assicurato in sede regionale da un limitatissimo bacino di elettori“.

su Redazione Opera News

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